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la Gen Z affossa la riforma, i Boomer la sostengono

Secondo i dati del Corriere della Sera, il referendum sulla giustizia evidenzia una netta frattura generazionale: partecipazione elevata e voto contrario tra i giovani, mentre i Baby Boomer si mostrano più favorevoli alla riforma

Il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo segna una frattura profonda nell’elettorato italiano, delineando un Paese diviso non tanto per ideologie quanto per età. Secondo l’analisi pubblicata dal Corriere della Sera, il risultato finale – la vittoria del No – è stato determinato in larga misura dal comportamento della Generazione Z.

I dati parlano chiaro: tra i 18 e i 34 anni il No ha raggiunto il 61,1%, imponendosi come scelta largamente maggioritaria. Una tendenza rafforzata da un livello di partecipazione sorprendentemente elevato tra i più giovani, con punte che sfiorano il 67%. Un segnale politico forte, che smentisce la narrazione di una generazione disinteressata alla cosa pubblica.

Di segno opposto il comportamento degli elettori più anziani. Tra gli over 55 – fascia che include gran parte dei Baby Boomer – il Sì ha prevalso, seppur di misura, con il 50,7%. Un dato che riflette un atteggiamento più favorevole verso la riforma e, più in generale, una maggiore fiducia nei processi istituzionali.

Il risultato complessivo evidenzia dunque una frattura generazionale netta: da un lato una Generazione Z mobilitata e critica, capace di incidere concretamente sull’esito del voto; dall’altro un elettorato più maturo, orientato alla continuità.

Come sottolinea il Corriere della Sera, l’elevata affluenza complessiva (58,9%) testimonia un forte coinvolgimento, alimentato anche dalla politicizzazione della campagna referendaria. Tuttavia, più che i contenuti tecnici della riforma, a pesare sono stati i significati politici attribuiti al voto.

Il referendum diventa così un indicatore di trasformazione: la Generazione Z emerge come attore politico sempre più rilevante, mentre il tradizionale equilibrio tra le fasce d’età appare sempre più instabile. Una dinamica destinata a influenzare anche le future competizioni elettorali.

25 marzo 2026 – © Riproduzione riservata

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