OK Boomer

Perchè anche gli adulti devono parlare di bullismo

Redazione

19 dicembre 2024 – © riproduzione riservata

di Chiara D’Inca

Quando esce un album sono solita guardare le recensioni online. Non so se sia una cosa che anche voi boomer fate, ma questa è la mia prassi: ascolto l’album in questione, mi faccio un’idea e poi vado su YouTube a cercare un po’ di video recensioni. Ovviamente ho i miei “reviewer di album” del cuore, o almeno quelli di cui mi fido maggiormente; ma mi lascio sempre stupire da nuovi punti di vista di persone che magari non conosco.

E così ho fatto, quando il 20 giugno 2025 è uscito “Quando Los Angeles brucia” di Fabri Fibra. A dire la verità mi ero lasciata incuriosire già dall’uscita del primo singolo, “Che gusto c’è” con il feat di Tredici Pietro (cari boomer, un giorno parleremo anche di lui. Per ora, come unica informazione utile, vi dico solo che è il figlio di Gianni Morandi, che certamente conoscete) e poi dal secondo, “Stupidi”, fatto con Papa V & Nerissima Serpe. Di quest’ultimo vi consiglio anche il videoclip.

Tutto questo per dirvi che avevo dell’hype – ovvero del forte entusiasmo – per questo album, sia perché parliamo di Fabri Fibra, che a noi Millennial/Gen Z ci ha cresciuto, sia perché questi primi due pezzi, abbastanza diversi uno dall’altro, mi avevano trasmesso l’idea che l’album sarebbe stato molto vario. E secondo me sotto questo profilo ha proprio mantenuto le aspettative. Poi lo so, che voi che state leggendo questo articolo probabilmente ai tempi in cui noi ci pompavamo Fibra nell’MP3 lo odiavate, perché era volgare ed esplicito e quindi secondo voi corrompeva e traviava le nostre generazioni. Ed eccoci qui, traviati e corrotti ad ascoltarlo ancora nel 2025.

So anche che vi state già spazientendo, perchè una volta letto il titolo di questo articolo vi sarete anche voi, come me con l’album, fatti delle aspettative e per ora il nesso ancora non lo vedete. Scusatemi, tendo a divagare ma concedetemi ancora qualche riga, il punto arriva.

Fatto sta che l’album esce e io mi precipito ad ascoltarlo. Prima impressione generale: mi piace. Certo, ho comunque delle considerazioni che vanno più nel dettaglio, ma voglio spoilerarvi – rivelare in anticipo – che questa mia opinione non è cambiata nemmeno dopo aver visto le varie recensioni su YouTube.

Partiamo quindi da ciò che penso io: penso sia un album personale ma comunque leggero, con un flow più lento, incastri meno serrati ma con grande attenzione a produzione e contenuti personali. Appunto, gli incastri e il vocabolario sono abbastanza semplici, ma secondo me è una cosa voluta e gli da delle vibe che mi riportano ad alcune wave – delle correnti – del rap americano contemporaneo, come alcuni pezzi di J Cole in The Off-Season o lo stile “grown man rap” di Pusha T in It’s Almost Dry. Senza dimenticare delle eco, secondo me, della scuola conscious italian trainata dai Sangue Misto: insomma, “Fattanza blu” era un mood – ovvero un contenuto così rappresentativo che diventa esso stesso uno stato d’animo – epico anche se era lenta e senza incastri soprannaturali.

Dopo questo mio viaggio, positivo, lungo l’album vado su YouTube e metto un video dedicato, fatto da alcuni dei miei reviewer “di fiducia”, pronta a godermi una piacevole convalida del mio pensiero. E come sempre, il mondo è bello perchè è vario e ognuno vive e percepisce le cose in modo diverso: ergo, hanno demolito l’album da cima a fondo. Le critiche erano proprio il flow lento, gli incastri per loro banali e le tematiche spicciole. Ed ecco il nesso con il titolo dell’articolo. I temi, in alcuni pezzi come “Mio padre sono davvero molto personali e sono alternati da altri più “da hit” e altri ancora più impegnati sul contemporaneo.

C’è un pezzo, degli ultimi che ho citato, che si chiama “Tutto andrà bene” e che da questi youtuber è stato etichettato come basic – banale – e come un tema che non appartiene a Fibra, dunque creato solo per becero marketing.

Il brano affronta i temi di bullismo, omofobia e suicidio adolescenziale.

Il testo narra le storie di Anna e Marco – ovviamente, la scelta dei nomi richiama volutamente la canzone di Dalla – due adolescenti che affrontano difficoltà personali e sociali. Anna, vittima di bullismo e di un video diffuso senza il suo consenso, si trova in una spirale di solitudine e disperazione, culminando nel suicidio. Marco, invece, soffre per l’emarginazione e la mancanza di comprensione da parte della famiglia e dei coetanei, cercando rifugio nella solitudine. Entrambi i personaggi rappresentano le fragilità e le sfide che molti giovani affrontano ogni santo giorno.

E qui arriviamo al punto centrale: perché Tutto andrà bene è così importante, e perché secondo me non si tratta di marketing, ma tantovale. Sì, magari qualcuno potrà pensare che Fibra abbia voluto cavalcare un tema caldo per attrarre l’attenzione di un target giovane, ma a me interessa ben poco del “perché” lo ha fatto. Conta invece che lo abbia fatto. Perché questo pezzo ci ricorda che il bullismo non è solo un problema dei ragazzi, che si manifesta tra chat di classe, corridoi di scuola o social, ma è un fenomeno che riguarda tutti, adulti compresi.

Non è solo un tema “da adolescenti”: gli adulti devono ascoltare, capire, e farsi domande su cosa significhi davvero essere vittima di bullismo. Non devono limitarsi a pensare che sono cose da ragazzi e che quindi vanno “chiarite” tra ragazzi: non è questo il caso. Devono capire quanto una cosa apparentemente “dell’età” possa trasformarsi in tragedia, e quanto spesso le dinamiche di isolamento, derisione e pressione psicologica vengano sottovalutate.

E quando succede una tragedia come quella di Paolo Mendico, il 14enne di Latina che si è tolto la vita dopo anni di vessazioni, diventa drammaticamente evidente quanto sia urgente parlare e riflettere. Paolo non era solo un ragazzo sensibile e appassionato, era anche il simbolo di ciò che capita quando la società, gli adulti intorno a lui, non riescono a vedere davvero cosa significa subire bullismo ogni giorno.

In questo senso, la scelta di Fibra di raccontare le storie di Anna e Marco assume un peso enorme. La vicenda dei personaggi non è lontana dalla realtà che molti adolescenti vivono: la solitudine, la mancanza di ascolto, le chat di classe che diventano gabbie emotive. Ma il fatto che un artista di 48 anni abbia deciso di affrontare questi temi è un messaggio potente: anche gli adulti devono parlare di bullismo. Devono parlarne con i ragazzi, tra loro, in famiglia, nelle scuole, nei media, perché solo così si può costruire una consapevolezza reale, e forse prevenire tragedie future.

E quindi, per chi dice che questo brano sia “fuori luogo” per l’età dell’artista o pensano sia solo marketing per prendere un target più giovane, io rispondo: non me ne frega. Non è la motivazione che conta, ma il fatto che il pezzo esista. Esiste per ricordare agli adulti che non possono voltarsi dall’altra parte, che le storie di Anna, Marco, Paolo sono storie che ci riguardano tutti. Che la loro sofferenza deve diventare comprensione, ascolto, empatia concreta. Che non basta dirsi “sono cose da ragazzi” per sentirsi sollevati.

Ascoltare Tutto andrà bene oggi significa mettersi in ascolto, davvero. Significa prendere consapevolezza di quanto le parole e le azioni, anche quelle che sembrano piccole o insignificanti, possano ferire profondamente. Significa accorgersi che il bullismo non è un problema marginale, e che se ne si parla solo tra giovani, rischiamo di perderci il quadro completo. Perché, in fin dei conti, la cultura e la responsabilità devono attraversare tutte le età.

E così, mentre riascolto il pezzo, penso che Fabri Fibra abbia fatto qualcosa di serio: ha unito musica e impegno sociale, intrattenimento e riflessione, raccontando storie che non si possono ignorare. Non è solo un pezzo: è un invito a guardare, a capire, a parlare. E per noi adulti, credo sia un richiamo che non possiamo permetterci di ignorare.

Siamo la voce dei baby-boomer in Italia: celebriamo la diversità intergenerazionale, cogliendo gli insegnamenti del passato per affrontare le sfide del futuro.